Il mosaico nel Novecento
Se all'inizio del Rinascimento il mosaico viene assorbito dalla pittura (la “pittura in pietra” del Ghirlandaio), alla fine del XIX secolo, quando si afferma un’arte simbolica e antinaturalista il mosaico riconquista un ruolo attuale. Questo mutamento di rotta viene reso evidente da una personalità di grande rilievo e di grande originalità: Antoni Gaudì. I suoi mosaici, quasi mai figurativi, parte integrante delle sue fantasiose architetture, sono realizzati con frammenti di pietre colorate, di ceramica, di marmo, cocci di piatti e di tazze.
Antoni Gaudì; Parco Güell; 1905-1914; Barcellona
I movimenti di rinnovamento artistico (Divisionismo, Art Nouveau, Sezession, Liberty, Futurismo, Cubismo, ... ) irrompono sulla scena artistica europea con una forte carica critica nei confronti della pittura accademica e trovano nel mosaico un validissimo strumento d'espressione. Sull’esempio del laboratorio veneziano del Salviati, in attività ormai da mezzo secolo ed ancora legato a vecchi schemi ottocenteschi, all'inizio del Novecento nascono due scuole: una a Spilimbergo e una a Ravenna.
Gustav Klimt; L'abbraccio; 1905-1909; cartone; Vienna, Oesterreichisches Museum fur Angewandte Kunst
A Spilimbergo (Udine), la tradizione del mosaico pavimentale (soprattutto cocciopesto e pavimenti 'alla veneziana') è ben radicata, grazie alla collaborazione con le fabbriche e laboratori di Venezia. Qui, nel 1922, viene istituita la Scuola di Mosaico, tuttora attiva, che si basa sul metodo introdotto da Gian Domenico Facchina (già restauratore in S. Marco e molto attivo in Francia): si tratta del “metodo indiretto” su carta, molto economico, ma anche molto piatto e privo della varietà delle inclinazioni sulle tessere che solo la tecnica diretta può garantire.
Angelo Canevari, Achille Capizzano, Giulio Rosso; mosaici pavimentali; Roma, Foro Italico, piazzale dell'Obelisco e viale delle iscrizioni
A Ravenna, grazie alle campagne di restauro realizzate nell'Ottocento nelle antiche basiliche, si assiste ad una ripresa del mosaico. Vittorio Guaccimanni, nel 1924, istituisce all'Accademia di Belle Arti, di cui è direttore, un "corso speciale per la lavorazione del mosaico", affidato alla docenza di Giovanni Guerrini. In seguito insegnanti e allievi dell’Accademia fonderanno il Gruppo Mosaicisti, guidato da Giuseppe Salietti che si specializzerà nel restauro dei mosaici antichi danneggiati dal secondo conflitto mondiale.
Gino Severini; 1936; Alessandria, Palazzo delle Poste, facciata
Il polo ravennate, proprio perché nato dall'attività di restauro dei mosaici antichi (attività che ancora oggi è tramandata dalla Scuola per il Restauro del Mosaico della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Ravenna), si attiene scrupolosamente al metodo diretto in uso nell'antichità. Grazie a questa tradizione ha potuto esprimere i bisogni di tanti grandi artisti dell’arte contemporanea che hanno trovato nei mosaicisti ravennati i migliori interpreti delle proprie idee.
Antonio Rocchi (1958/59); Senza titolo; Ravenna, Loggetta Lombardesca
Cartone di Marc Chagall.
Romolo Papa (1958/59); Colombe; Ravenna, Loggetta Lombardesca
Cartone di Renato Guttuso.
Francesco Somaini; Mosaico pavimentale; 1959; Milano, Galleria Strasburgo
Lucio Fontana; Busto di donna; Fondazione Fontana
Nel Novecento il mosaico conosce interessanti applicazioni anche in America. Fra gli altri va ricordato l'artista Siqueiros che, attraverso il mosaico, tenta, con straordinaria efficacia espressiva, di riprendere un’antica tradizione atzeca e maya.
Negli Stati Uniti emergono artisti quali Ben Shahn, Mose Spivak, Hans Hoffmann.
David Alfaro Siqueiros; El pueblo a la Universidad, la Universidad al pueblo; 1959; Città del Messico, Rettorato dell'Università
Hans Hoffmann; Decorazione musiva di un ingresso di uno stabile della Terza Strada; New York
Facciata della William O'Grady High School di Correy Island (part.); New York
Cartoni di Ben Shahn.