Il mosaico nell'arte medievale
Nell’età romanica l’arte musiva pavimentale viene mantenuta viva nelle abbazie e nelle chiese, usando per buona parte materiale di recupero, come avviene, ad esempio, a Pomposa e Otranto.
Dal VII al IX secolo, la maggiore produzione di mosaici parietali si trova a Roma (S. Agnese, S.S. Nereo e Achilleo, S. Prassede, S. Maria in Domnica, S. Cecilia, S. Marco, ecc...): nella rude scabrosità della superficie vitrea, le figure risultano ben definite.
Busto di santa; IX sec; Roma, S. Prassede
Nell'oratorio di S. Zenone (secolo IX) della basilica di S. Prassede, a Roma, troviamo l'esempio evidente di uno stile, nel quale è definitivamente scomparsa ogni traccia di profondità e di rilievo, in favore della ieraticità e dell'intensità cromatica delle tessere.
Madonna liberatrice; IX sec.; Roma, S. Prassede, cappella di S. Zenone
A Venezia e nell'area artistica dell'alto Adriatico primeggiano i mosaici di S. Marco eseguiti probabilmente da capomastri provenienti da Bisanzio in collaborazione con maestranze locali, dalla fine dell’ XI fino al XIV secolo.
Cristo benedicente; XIII sec.; Venezia, S. Marco, cupola dell’Emmanuele
Dopo la fine del primo millennio, i centri di maggior produzione del mosaico bizantino sono Venezia e, in Sicilia, Palermo e Monreale.
Cristo Pantocratore; XII secolo a.C.; Palermo, Cappella Palatina, cupola
Cristo Pantocratore; 1148.; Cefalù, Cattedrale
A Roma, tra il XII e il XIII secolo, si ebbe una rinascita dell’arte musiva, sia pavimentale che parietale. In questo ambito bisogna ricordare il mosaico “cosmatesco” - che deriva dal nome dei Cosmati, una famiglia di marmorari, che realizzava pavimenti giustapponendo marmi con rigido geometrismo - e i mosaici parietali di Pietro Cavallini e Jacopo Turriti, che recuperano il senso plastico, la volumetria e la spazialità.
I grandi artisti del medioevo disegnavano cartoni destinati ad essere realizzati a mosaico. Si ricorda fra gli altri il cartone di Giotto raffigurante un angelo (il mosaico si trova nella chiesa di S. Pietro Ispano, a Boville Ernica), chiaro esempio di come la pittura toscana tenti di utilizzare il mosaico come l’affresco, cercando di recuperare volumi, luci e cromatismi, con effetti di realismo e profondità, che trionferanno nei grandi cicli pittorici del Rinascimento.
Nel trecento, tuttavia, l’attività dei mosaicisti tende a ridursi notevolmente, per due fattori: il rinnovamento vissuto dalla pittura in Italia e la riscoperta umanistica dei classici.
Angelo; inizio XIV sec.; Boville Ernica (Frosinone), S. Pietro Ispano