Il mosaico nell'arte cristiana
Nei primi tre secoli della sua storia, il Cristianesimo si sviluppa come religione aniconica: infatti, al pari delle altre religioni monoteiste, condanna apertamente le immagini come falsi idoli. Nel IV secolo, dopo la conversione e l’editto dell'imperatore Costantino, la nuova religione cristiana è chiamata a sostituire i vecchi culti e a contrastare, come elemento di coesione interna, la decadenza dell'impero: si sente dunque l'esigenza di adottare forme di comunicazione più facili ed immediate, come le immagini, che risultavano comprensibili a popolazioni di diverse lingue e culture, quali erano i sudditi dell'impero romano.
La nascita dell'iconografia cristiana avviene piuttosto rapidamente (dal IV al VI secolo d.C.), attingendo all’iconografia corrente della classicità greco romana, in un modo originale e coerente con la nuova teologia. L'arte cristiana assicura lo sviluppo del mosaico decorativo parietale che fino a quel momento non aveva avuto lo stesso successo dell'opus tessellatum pavimentale.
Un ottimo esempio di come le rappresentazioni e le immagini classiche trasmigrino nell'arte cristiana delle origini, è costituito dal tema delle "Colombe abbeveranti", assai ricorrente nell'arte romana. Nella Villa Adriana a Tivoli, il tema naturalistico è raffigurato attraverso un grande realismo pittorico, come se si trattasse di un'illustrazione delle Bucoliche di Virgilio. Nel Mausoleo di Galla Placidia la raffigurazione è meno realistica e il significato molto diverso e più complesso: le colombe diventano il simbolo delle anime che si abbeverano alla fonte della vita eterna, promessa a chi segue l'insegnamento di Cristo.
Emblema delle Colombe abbeveranti; I sec. a.C.; mosaico proveniente dalla Villa Adriana a Tivoli; Roma, Musei Capitolini
Colombe abbeveranti; V sec.; Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia
A partire dal IV secolo si costruirono un gran numero di chiese decorate a mosaico: soprattutto a Roma, Milano e Ravenna si eseguirono decorazioni di absidi, presbiteri e cappelle, ricorrendo alle tessere di pasta vitrea. Ricordiamo l’abside di S. Pudenziana e di S. Maria Maggiore a Roma, il Battistero della Cattedrale (S. Giovanni in Fonte), a Napoli, la cappella di S. Vittore in Ciel d’Oro, in S. Ambrogio e la cappella di S. Aquilino in S. Lorenzo Maggiore, entrambe a Milano.
L'arte classica si innesta dunque, nell'arte cristiana, ma l'opus musivum si esprime a Ravenna, divenuta capitale occidentale, con grande libertà di stile; il Buon Pastore raggiunge una perfezione compiuta tanto nella composizione quanto nei colori.
Christus Victor; V sec.; Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia
Confrontando il Buon Pastore di Galla Placidia con l'Orfeo di Tarso, si notano alcune affinità nella composizione delle figure.
Orfeo che incanta gli animali (part.); III secolo d.C.; pannello pavimentale proveniente da Tarso; Antakja, Museo dei Mosaici
In architettura, il rapporto interno/esterno si ribalta completamente. Nella chiesa cristiana l'esterno è disadorno, essenziale, semplice, contrariamente all'interno, dove il luogo di culto colpisce per la ricchezza delle decorazioni. Nelle prime basiliche cristiane il mezzo espressivo privilegiato non sarà più la pittura con i suoi effetti chiaroscurali, ma il mosaico: il naturalismo ellenistico si dissolve e si afferma progressivamente uno stile “espressionista”, con figure nettamente delineate e volutamente bidimensionali, ed un uso del colore a grandi campiture; si tende all’astrazione e al simbolismo.
Mausoleo di Galla Placidia; V sec.; Ravenna
Volta a botte (part.); V sec.; Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia
Il mosaico si afferma come tradizione artistica nei maggiori centri artistici e religiosi: Roma, Milano, Ravenna e Costantinopoli.
Nella vasta produzione che coinvolge tali centri, è possibile rintracciare diverse maniere e molteplici stili iconografici che, tuttavia, si collocano sempre tra due tradizioni: una nella quale è ancora vivo e prevalente lo stile romano, l'altra, bizantina, caratterizzata dalla trascendenza, dall'astrazione rispetto allo spazio e al movimento, dalla ieraticità e dalla policromia.
Scena di vendemmia; IV sec.; Roma, Volta del corridoio anulare del Mausoleo di S. Costanza
Bacio di Giuda; VI sec.; Ravenna, S. Apollinare Nuovo
L'unicità ed il fascino incomparabile dei patrimonio musivo ravennate si fondano proprio sull'equilibrio fra questi due riferimenti. Tale equilibrio è determinato dal clima culturale e artistico di totale ed ineguagliabile libertà creativa vissuta in quel particolare momento storico, in cui vengono messi definitivamente in crisi i vecchi canoni espressivi della classicità, mentre i nuovi schemi emergenti non si sono ancora cristallizzati in gabbie rigide e codificate.
Per quanto riguarda la tecnica esecutiva, si registra la novità del metodo bizantino introdotto e sviluppato a Ravenna, ancora oggi tipico della sua tradizione: la diversa inclinazione delle tessere, che provoca suggestioni vibranti di luci e colori.
L’incipiente stile bizantino risulta evidente nel presbiterio di S. Vitale. Nel catino absidale, il Cristo Pantocratore è mostrato con i massimi segni del potere: il globo cosmico e il libro apocalittico dei sette sigilli, cioè della Sapienza, che governa il mondo. L'espressione non è più dolce e serena, "ellenistica", ma dominatrice, anche se il volto è giovanile e apollineo. Il Cristo è in contrasto con gli arcangeli biancovestiti, accanto a Lui. Il paesaggio ai suoi piedi è freddo e stilizzato.
Cristo Pantocratore; VI sec.; Ravenna, S. Vitale
Il persistere dello stile classico si nota nel presbiterio di S. Vitale, in particolare sulla parete di sinistra, nella lunetta con la scena della vita di Abramo, in cui sono ritratti i tre angeli accolti sotto la quercia, che portano l’annuncio della nascita di Isacco. La scena è vivace, lontana dalla fissità severa e ieratica dei pannelli con Giustiniano e Teodora.
Ospitalità di Abramo ai tre angeli; VI sec.; Ravenna, S. Vitale
E’ sorprendente notare la convivenza di questi due stili a S. Vitale: la classicità delle raffigurazioni parietali e i toni già bizantini, dove le figure galleggiano nel cielo d'Oro che ammiriamo nel catino absidale. Questa tendenza si era già manifestata nelle scene cristologiche teodoriciane di S. Apollinare Nuovo e verrà in seguito approfondita nel catino absidale di S. Apollinare in Classe, sempre a Ravenna: in quest’ultimo ogni riflesso classico perde vigore e sorgono forme più nuove, come la staticità frontale dei santi, di derivazione plotiniana, in posizione orante ed il simbolismo della croce gemmata.
In tutta l’era cristiana, attraverso tappe e scansioni temporali diverse, si assiste allo stesso processo di semplificazione delle forme: la riduzione dei valori di profondità, di volume e di movimento, che sono quasi del tutto ripudiati a vantaggio di un'idealizzazione fantastica, secondo la filosofia plotiniana del bello.
Fenice; IX sec.; Roma, S. Prassede