Il mosaico nell'arte antica
Le origini dell'arte musiva si perdono nel tempo. Presso i Sumeri della Caldea, i Greci, gli ltalici e presso i popoli dell'Africa del Nord, il mosaico nasce e si sviluppa come parte integrante dell'architettura. Si può affermare, come sostiene Henri Lavagne, che nell'antichità più remota il mosaico nasce per la sua particolare resistenza, elasticità, impermeabilità, come sostituto del tappeto.
Fra i mosaici più antichi dell'arte mesopotamica ricordiamo lo stendardo dei Tempio di Ur, realizzato con materiali preziosi e il Pilastro di Uruk, costruito utilizzando coni di terracotta colorati alla base e infissi nella parete di argilla.

Stendardo di Ur; III millennio a.C.; Londra, British Museum
Semicolonne rivestite con tessere circolari; III millennio a.C.; provenienti da Uruk (Mesopotamia); Berlino, Musei di Stato
Fra i primi mosaici della civiltà ellenica, vanno ricordati quelli rinvenuti a Pella in Macedonia risalenti al VI - V secolo a.C. Questi mosaici sono realizzati con ciottoli di diverso colore, utilizzati in modo da ottenere contrasti cromatici e diverse gradazioni di luce e d'ombra. Questa tecnica favorisce la percezione delle figure i cui contorni sono ottenuti con sottili lamine di piombo o listelli di terracotta. Altri mosaici a ciottoli sono noti a Delo, Olinto, Mothia, Rodi.
Caccia al leone (part.); IV secolo a.C.; mosaico a ciottoli e lamina di piombo; Pella (Macedonia)
Il procedimento greco dei pavimenti cementati con calce ed argilla viene perfezionato in Italia attraverso l'adozione dell' opus signinum (mescolanza di cocciopesto e calce che produce una malta rossastra molto resistente, nella quale vengono poste, creando motivi geometrici, tessere di marmo bianco).
Opus signinum; IV secolo a.C.; Morgantina (Sicilia)
Nel III sec. a.C. si cominciano a utilizzare forme di parallelepipedo regolare, tagliate da materiale lapideo con le quali si realizzano pavimenti in opus tessellatum. La paternità di tale introduzione è attribuita dagli studiosi ora alla Sicilia (Morgantina) ora ad Alessandria d'Egitto.
Accanto all’utilizzo di numerosi elementi marmorei, scaglie di pietra irregolari, con i quali si creano decorazioni cromatiche, si realizzano mosaici più complessi e lavorati con piccole forme cubiche che verranno definite tessere musive.
Il successivo passaggio nel processo di perfezionamento del mosaico, si ha con l’impulso a creare rappresentazioni più articolate.
E' il momento dell'opus vermiculatum realizzato con tessere sempre più piccole fino a 1 mm cubo, utilizzate per la produzione degli emblemata. L'emblema è un quadro concepito dall'artista spesso senza conoscere il luogo a cui è destinato. Si parte da una lastra di marmo sottile, isolata con uno strato oleoso, sulla quale viene fissato lo stucco la cui massa è raffrenata ai fianchi dalle pareti di una cassetta. L'artista compone l'emblema in opus vermiculatum, che, consegnato all'acquirente, verrà collocato al centro di un pavimentum tessellatum.
Emblema in Opus Vermiculatum; fine II sec. a.C.; Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Plinio il Vecchio non aveva dubbi sulle origini greche del mosaico: "pavimenta originem apud Graecos habent". Fra gli artisti greci, lo scrittore latino teneva nella massima considerazione il grande Sosos poiché aveva inventato il tipo di mosaico detto asaroton (non spazzato): un pavimento bianco su cui erano rappresentati i resti di un copioso banchetto, utilizzando tessere molto piccole, colorate: "fecerat parvis e tessellis tintisque in varios colores". Gli esempi più antichi di asarotoi si trovano in un pavimento di Aquileia e in un pavimento di una villa dell' Aventino a Roma, conservato nei Musei Vaticani.
Asarotos oikos o "pavimento non spazzato"; II secolo d. C.; mosaico pavimentale proveniente da una Villa nell’Aventino; Roma, Musei Vaticani
Nel vermiculatum non sono più sufficienti i pochi toni cromatici dei marmi. Per questo motivo, si ricorre spesso a pietre dure come l'alabastro, l'agata, l'onice e, qualche volta, alla terracotta. Con frequenza sempre più crescente viene richiesta la ricchezza dei toni (turchini, gialli, verdi, rossi), ottenuti con le paste vitree opache o semitrasparenti. Inoltre, il mosaicista taglia le tessere non solo in forma cubica, anche nelle altre forme che gli sono utili per la raffigurazione, così da disporle in 'andamenti' o 'filari' che serpeggiano dentro e fuori la figura (da cui vermiculatum).
Raggiunta questa perfezione tecnica nel vermiculatum, tutto il pavimento ne viene investito e non più soltanto l’emblema centrale: ciò accade nel "Ratto d’Europa", trovato ad Aquileia e nella "Battaglia di Alessandro", scoperta a Pompei.
Ratto d’Europa; fine I sec.; opus vermiculatum proveniente dalla camera da letto di una casa romana di Aquileia; Aquileia, Museo Archeologico
A partire dall'epoca imperiale, l'enorme espansione urbanistica e la necessità di pavimentare vastissime superfici determinò una richiesta pressante di pavimenti tessellati non troppo costosi.
Si creò così il mosaico “monocromo”, con tessere bianche e nere, per una esecuzione più rapida ed economica. Il pavimento musivo non è più un tappeto, ma una superficie piana, parte integrante dell’architettura.
Putti su mostri marini (part.); III sec.; mosaico pavimentale, tessellato bianco e nero; Roma, Terme di Caracalla
Tuttavia, a partire dalla fine del III e nel IV sec., il gusto per il fasto decorativo del tardo Impero portò alla rinascita del mosaico policromo di derivazione africana, come attestano i mosaici di piazza Armerina, del IV sec. d.C.: si dissolve il naturalismo ellenistico con i suoi effetti pittorici e si afferma uno stile “espressionista” con figure dai precisi contorni e nette campiture cromatiche.